Una nuova professione

 

Parlando di una nuova professione, oggi mentre riordinavo gli accumuli di link salvati in questi ultimi dieci anni,  sono tornata su un video che venne proposto in un convegno, “lo sapevi che” lo trovai da subito divertente, ma anche un pò inqiuetante.

Spesso ci troviamo di fronte a persone che non sono soddisfatte del proprio lavoro,  e vorrebbero intraprendere una nuova professione. Avere un’alternativa capace di animare la loro vita: un lavoro che sia in linea con i loro desideri.

Incarico non facile, e sempre più spesso affrontare questo cambiamento sembra quasi impossibile, soprattutto se si è superata la legittima soglia dell’età considerata utile per reinventarsi una nuova professione.

Ho pensato di ricordare queste parole a quanti oggi si sentono spinti a fare un grande cambiamento ma allo stesso tempo lo temono. Cosa direbbe la mia famiglia? e soprattutto che cosa vado a fare alla mia età? interrogativi sempre più frequenti che spesso si fa fatica a contrastare.

La paura di sbagliare dovrebbe essere uno stimolo e in particolare dovremmo essere in grado di sgombrare il campo dai luoghi comuni. Due dati, del lungo video che vi propongo -vi ricordo che il video è del 2010 ma oggi se possibile i dati possono essere solo andati in crescendo:

  • i 10 lavori più richiesti nel 2010 non esistevano nel 2004
  • uno studente cambia dai 10 ai 14 lavori prima dei 38 anni

L’avreste mai detto? qualcuno dieci anni fa poteva immaginare una nuova professione come  l’instagramers? o il social media marketer? o ancora il “food designer“.

Sorrido, pensando che vent’anni fa lasciai un solido posto in uno studio legale per cercare il lavoro adatto a me e all’alba dei quasi cinquanta e con una bella professionalità alle spalle. Ancora oggi non credo di aver ancora esaurito l’esplorazione delle mie capacità. Il cambiamento è evoluzione, e crescita e  ci permette di mettere in luce ogni aspetto della nostra professionalità.

Penso alla  nuova professione di counselor, cosi come viene delineata oggi dalla normativa. Penso a questa nuova professione  e alle implicazioni che oggi potrebbe avere. Le trasformazioni sociali che sono intervenute negli anni non sempre ci hanno trovato pronti, hanno scosso le fondamenta del nostro vivere quotidiano.

Gli effetti di internet

La socialità è stata minata da internet ha portato con se un brusco lato negativo e oggi stiamo procedendo verso un nuovo assetto.

Un facilitatore può davvero trovare mille impieghi.

Nel lavoro con gli anziani, che sono sempre meno anziani – scordatevi il nonno e il suo modo semplice di relazionarsi – i nuovi anziani saranno diversi e dovranno affrontare in modo diverso un delicato momento di transizione.

Accettazione di uno stato ancora più difficile in una società che ci vuole semplicemente giovani.

Ma anche nel mondo degli adolescenti non siamo messi bene. Nell’ambito familiare i cambiamenti non sono stati da poco, famiglie allargate, genitori spesso assenti o in difficoltà loro stessi, stanno producendo adolescenti inquieti, senza punti di riferimento.

Adolescenti che spesso con i gesti lanciano grida d’aiuto che rimangono inascoltati, se non si dispone degli strumenti giusti per comprenderne il significato.

Penso alla malattia: il difficile percorso che sempre più spesso sentiamo, vediamo e talvolta abbiamo vissuto da vicino.

Alle terapie mediche e farmacologiche non può non essere contemplato un percorso parallelo di ascolto: quanto più i pazienti sono in grado di ascoltare il proprio corpo, tanto più la medicina potrà essere d’aiuto. Sinergie preziose, che aprono spiragli di speranza.

Anche l’ambio lavorativo non è estraneo. Molti sono i conflitti che nascono e crescono nell’alveo lavorativo, spesso sono i nostri stessi comportamenti a danneggiarci, a creare conflitti, antipatie e rendere il posto di lavoro un luogo che ci avvelena e che avvelena chi ci sta vicino. Ormai sono molte le aziende che chiedono a chi gestisce le risorse umane competenze ben più ampie, con skills che esulano dalla pura professionalità tecnica.

Guardando al mio passato, so che quello che si insegna in Accademia può diventare il tuo futuro, strumenti antichi reinterpretati secondo una visione globale moderna, la versatilità delle conoscenze si adattano perfettamente a molti ambiti, dove tutto questo sapere trova spazio e collocazione, trova agio e diventa veramente utile al singolo e alla comunità.

Hai ancora paura di sbagliare?

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